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L’adesione al modello alimentare mediterraneo riduce il rischio di mortalità cardio e cerebrovascolare correlata all’esposizione agli inquinanti atmosferici

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Pubblicato in Dieta · 27 Febbraio 2019
Tags: mediterranea
L’inquinamento atmosferico contribuisce in modo rilevante alla mortalità per malattie cardio e cerebrovascolari: è stato calcolato che l’esposizione al PM2,5 (particolato fine) è responsabile ogni anno, nel mondo, di almeno 1 milione e mezzo di decessi per cardiopatia ischemica. Il meccanismo di questo effetto è almeno in parte noto: il particolato fine stimola reazioni infiammatorie locali e sistemiche e aumenta lo stress ossidativo. Ecco perché il consumo di alimenti ricchi di antiossidanti può contribuire a ridurre l’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico.
L’analisi da poco pubblicata su Circulation, basata sui dati dell’NIH-AARP Diet and Health Study, avviato nel 1995 e concluso nel 2011, con il coinvolgimento di 548.845 pensionati (tra i 50 e i 71 anni all’arruolamento) in sei stati e due aree metropolitane statunitensi, confermerebbe questa ipotesi.
L’analisi in parallelo dei livelli di esposizione al PM2,5 e al biossido d’azoto (valutati in base alle rilevazioni annuali di ciascuna area), dei dati relativi alle cause di decesso forniti dai registri di mortalità, e dei consumi alimentari registrati con appositi questionari, ha dimostrato che il modello di alimentazione prevalente era un fattore determinante nella modulazione del rischio di mortalità per malattie cardio e cerebrovascolari associato all’inquinamento atmosferico.
Nello specifico, una maggiore adesione a un modello alimentare di tipo mediterraneo correlava con la riduzione significativa del rischio di mortalità cardio e cerebrovascolare da esposizione agli inquinanti atmosferici. Gli alimenti a maggiore valenza protettiva sono risultati le verdure e i cereali integrali per quanto concerne gli effetti nocivi dell’esposizione a PM2,5 , la frutta e un maggior apporto di grassi monoinsaturi (olio d’oliva) rispetto ai saturi, invece, per l’esposizione al biossido d’azoto.
L’effetto protettivo non è risultato essere influenzato dal BMI (era cioè simile per le persone normopeso o sovrappeso), era sovrapponibile nei non fumatori e negli ex-fumatori ed era più marcato nei soggetti residenti nelle aree maggiormente inquinate e ad alta densità abitativa.

FONTE: Lim CC, Hayes RB, Ahn J, Shao Y, Silverman DT, Jones RR, Thurston GD.
Circulation. 2019 Jan 31.



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