Nutrizionista - LifeStyle Trainer

Dott. Alessandro Rumi

Sapete fra tutte le diete qual è la migliore? Nessuna! Si, proprio così. Alcuni ricercatori della Stanford University hanno pubblicato i dati di uno dei migliori studi mai effettuati sulla comparazione dei programmi dimagranti. Sono state prese in esame varie tipologie di diete famosissime: la dieta standard, consigliata dalla maggior parte dei nutrizionisti del mondo, la dieta Ornish a bassissimo contenuto di grassi, la pubblicizzatissima dieta a zona e la dieta Atkins ricca di carni e grassi. Sapete quale è stato il risultato? La dieta Standard, la dieta a zona e la dieta Ornish non hanno presentato grosse differenze in termini di perdita di peso, che si è attestata intorno ai 2 kg in un anno. La dieta Atkins, che è anche quella a detta degli esperti meno salutare l’ha spuntata su tutte attestando una perdita di peso a 12 mesi di 5 kg. Comunque questi sono solo i valori medi, in questi gruppi sono prersenti persone che hanno perso anche più di 15 kg ed altre che si sono ingrassate. Ma allora perché ci sono persone che hanno perso 15 kg ed altre che hanno acquistato più kg benchè a dieta? Il segreto è soltanto uno: hanno effettuato un cambiamento radicale del loro stile di vita. Nessuno infatti può pretendere di stare a dieta per tutta la vita. Cosa è emerso quindi da questo studio (che ribadisco è uno dei migliori e completi mai effettuati sulla comparazione delle diete)? Per perdere peso non c’è una dieta perfetta o migliore delle altre, ma è il cambiamento dello stile di vita a fare veramente la differenza. 

Confrontiamo queste conclusioni con i risultati di un altro studio pubblicato sull' "American Psychologist" da ricercatori dell'Università della California a los Angeles. Essi hanno analizzato 31 studi a lungo termine e hanno scoperto, come ha detto Gardner, che la maggioranza dei partecipanti ha ottenuto buoni risultati, perdendo tra il 5 e il 10 per cento circa della propria massa corporea. E ci sono riusciti seguendo ogni tipo di dieta. Ma la maggior parte di loro ha anche riacquistato tutto quel peso a lungo termine, e alcuni hanno riacquistato più di quanto avevano perso. Soltanto una minoranza dei soggetti seguiti nei 31 studi è riuscita a non riguadagnare i chilogrammi perduti. La conclusione è: mangiate con moderazione e fate regolarmente attività fisica. Gardner pensa che la tradizionale esortazione a ridurre l'apporto di grassi nella dieta si è rivelata un messaggio negativo. Gli esperti di salute pubblica l'hanno recepito male afferma: "Si è completamente ritorto contro di noi". La gente che assume meno grassi spesso preferisce le bibite, le bevande sportive e analoghi prodotti dolcificati con sciroppo di mais, accompagnati da altri alimenti raffinati, a basso contenuto di fibre e a elevato contenuto di carboidrati.Di conseguenza, osserva, "l'epidemia di obesità ha continuato ad espandersi.Le calorie hanno continuato ad aumentare inesorabili, e questo principalmente a causa dei carboidrati raffinati".La dieta Atkins, che consiglia alle persone che la seguono di non preoccuparsi troppo del grasso, indirizza le persone verso la verdura e le proteine, allontanadole da zuccheri e carboidrati raffinati. "Forse un messaggio migliore e più semplice al pubblico dovrebbe essere di ridurre i carboidrati anziché i grassi", afferma Gardner. "Se gli diciamo di tagliare i carboidrati, afferrano il messaggio.Eliminano un paio di bibite o qualche biscotto e tutto si somma".

Dieta o educazione alimentare? Negli ultimi anni gli interventi terapeutici nel trattamento dell’obesità hanno subito una grande modificazione e si sta passando da interventi dietetici prettamente prescrittivi che garantivano una perdita rapida del peso corporeo, ma non mantenuta nel tempo; ad un approccio di tipo consulenza, nel quale si focalizza l’attenzione sul piano motivazionale e comportamentale e si cerca quindi di instaurare nel paziente una coscienza alimentare e una modificazione del suo stile di vita. A dar ragione a quanto esposto riporto i risultati del “Finnish Diabetes Prevention Study” nel quale sono stati presi in esame circa 500 pazienti con ridotta tolleranza al glucosio. Questi pazienti sono stati suddivisi in 2 gruppi: un gruppo di controllo e un gruppo di intervento. Al gruppo di controllo veniva consegnata una dieta e consigli sull’esercizio fisico, mentre il gruppo di intervento partecipava a lezioni di educazione alimentare che proponevano semplici obiettivi da raggiungere. I risultati sono stati una riduzione del 58% dei nuovi casi di diabete nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo. Oltre a questo studio sono stati effettuati altri importanti studi a riguardo e tutti hanno riportato conclusioni sovrapponibili a questo.