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Ridurre i grassi piuttosto che i carboidrati, , non ha un impatto significativo sul calo ponderale

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Pubblicato in Dieta · 8 Maggio 2018
Tags: dieta
Nei programmi finalizzati al calo ponderale, una dieta ipocalorica a basso contenuto di grassi permette di ottenere risultati sovrapponibili a quelli di una dieta a ridotto apporto di carboidrati, purché entrambe abbiano un profilo “sano”, privilegino  vegetali e alimenti non raffinati, escludendo i cibi densi di energia, ma poveri di nutrienti.

Lo dimostra uno studio recente, condotto allo Stanford Prevention Research Center, in cui sono stati seguiti per un anno 609 uomini e donne tra i 18 e i 50 anni, sani ma con un BMI (indice di massa corporea) compreso tra 28 (sovrappeso) e 40 (obesità conclamata).

Il 30% dei soggetti era inoltre portatore di un profilo genetico classificato come più responsivo a una dieta povera di grassi, mentre un altro 40% poteva essere classificato come geneticamente più sensibile a un’alimentazione povera di carboidrati.

All’inizio della ricerca, tutti i partecipanti hanno seguito programmi di informazione nutrizionale sulla necessità di ridurre l’assunzione di zuccheri, cereali raffinati, acidi grassi trans, preferendo verdura, frutta e alimenti densi di nutrienti più che di energia. Tutti i partecipanti sono stati incoraggiati a consumare più pasti preparati in casa, seduti a tavola con il resto della famiglia.

Dopo questa prima fase, metà dei soggetti è stata assegnata in modo randomizzato (cioè casuale) a una dieta equilibrata e sana, ma a basso contenuto di grassi, mentre l’altra metà è stata indirizzata a un’alimentazione altrettanto equilibrata e sana, ma a ridotto contenuto di carboidrati.

Dopo un anno il confronto tra i due gruppi ha mostrato risultati sorprendenti.  Innanzitutto, le perdite ponderali ottenute con i due modelli alimentari erano molto simili: -5,3 Kg (in media) nel caso della dieta a ridotto apporto di grassi e -6,0 Kg (in media) se la dieta era a ridotto contenuto di carboidrati, senza alcuna differenza statisticamente significativa. E’ stato anche possibile escludere l’influenza del profilo genetico sulla risposta al tipo di dieta: non si è infatti osservata alcuna differenza tra coloro che avevano, o non avevano, un pattern genetico che consentisse di prevedere una maggiore o minore risposta all’una o all’altra delle diete studiate.

Piuttosto, i dati hanno fornito un’indicazione preziosa, perché applicabile alla popolazione generale: in un programma alimentare per il controllo del peso non occorre focalizzarsi su uno specifico gruppo di alimenti (o di nutrienti). È invece indispensabile modificare le scelte alimentari complessive, in modo da dare all’intera dieta un profilo “sano”, in linea con le linee guida nutrizionali.
STUDIO: Gardner CD, Trepanowski JF, Del Gobbo LC, Hauser ME, Rigdon J, Ioannidis JPA, Desai M, King AC.
JAMA. 2018 Feb 20;319(7):667-679. doi: 10.1001/jama.2018.0245.



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